Riserva Naturale Monte Genzana Alto Gizio: convegno” L’ornitologia nelle aree protette abruzzesi: esperienze a confronto”
maggio 4, 2010 by Red.GdA
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04.05 – In occasione di “Voler Bene all’ Italia”, la festa dei piccoli comuni italiani che quest’anno è dedicata alla biodiversità, la Riserva Naturale Monte Genzana Alto Gizio organizza il convegno “L’ornitologia nelle aree protette abruzzesi: esperienze a confronto”.
Scopo del convegno è fare un quadro delle più significative esperienze delle aree protette abruzzesi sul tema dell’ornitologia. Verranno infatti presentati lavori che riguardano l’ecologia e l’etologia, la conservazione, le minacce, i monitoraggi, le metodologie analitiche applicate e le tecniche GIS di supporto agli studi degli uccelli.
Il Convegno si svolgerà nella splendida cornice del Castello Cantelmo di Pettorano sul Gizio sabato 8 maggio a partire dalle ore 15.00 e vedrà coinvolti i massimi esperti abruzzesi di ornitologia provenienti dalla principali aree protette regionali.
Programma Convegno

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Pineto-conferenza stampa di presentazione “Premio Giuseppe Favia”
maggio 4, 2010 by AdmGdA
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Si tiene oggi, martedì 4 maggio 2010, a PINETO, nella Villa Filiani (via G. D’Annunzio), la conferenza stampa del
premio “Giuseppe FAVA“, per presentare il programma definitivo, i nominativi dei premiati per l’edizione 2010, e le motivazioni di detti riconoscimenti.
I Comuni di Roseto degli Abruzzi, Giulianova, Pineto in collaborazione con Società Civile onlus Teramo e altre associazioni culturali, organizzano dal 6 al 15 maggio 2010, il Premio Nazionale “Giuseppe Fava” per il giornalismo, la democrazia e la legalità.
Insieme al sindaco di Pineto saranno presenti gli amministratori delle città di Giulianova e Roseto e i rappresentanti delle associazioni organizzatrici.
Il Premio si articolerà in 10 giornate dando la possibilità a studenti e cittadini di ascoltare le testimonianze di alcuni dei principali nomi del giornalismo italiano e dei testimoni del mondo della legalità.
Il Premio ha come obiettivo quello di accendere e suscitare soprattutto nei giovani, attraverso incontri con personalità di rilievo, dibattiti con testimoni del nostro tempo, libri, immagini e spettacoli di denuncia, quell’interesse critico e quella curiosità che hanno sempre contraddistinto il lavoro di quegli “eroi in borghese” che devono essere punto di riferimento per tutti.
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Presentazione libro poesie: Edizioni Tracce “Uno squarcio di sogno” di Daniela Quieti
maggio 4, 2010 by Red.GdA
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Giovedì 6 maggio, alle ore 18,00, presso la Sala Figlia di Iorio della Provincia di Pescara, sarà presentato il libro di poesie “Uno squarcio di sogno” di Daniela Quieti, Edizioni Tracce 2010. Interverranno l’Assessore alla Cultura della Provincia di Pescara Fabrizio Rapposelli e l’Assessore alla Cultura del Comune di Pescara Elena Seller.
Il Relatore sarà il Prof. Aldo Onorati, Autore di romanzi, poesie e saggi critici, collaboratore de l’Osservatore Romano, Avvenire, Il Popolo, Giornale d’Italia, RAITV “dipartimento scuola educazione” e Vittoriano. Il Prof. Onorati è un noto e apprezzato dantista di livello internazionale (la Dante Alighieri gli ha conferito il premio quale testimone della Divina Commedia nel mondo). Fra i suoi numerosi scritti, tradotti in molte lingue “Dante e l’omosessualità“, “Dante, Petrarca, Boccaccio”, “Boiardo e Ariosto”, “Virginio Cesarini, Galileo, i Lincei, la Roma di Urbano VIII”, “La speranza e la tenebra”, “Nel frammento la vita”, “Lettera al padre”, “Gli ultimi sono gli ultimi”, “La sagra degli ominidi”.
Correlatore sarà il Prof. Igino Creati, poe
ta e critico letterario, Segretario Generale del Premio Città di Penne – Mosca e Autore di opere di successo tra cui “I cieli di San Pietroburgo”.
Intervento Musicale del Trio Mandeville composto da Cinzia Zuccarini (violino), Hazel Goddard (viola) e Simona Abrugiato (violoncello).
Coordinerà Nicoletta Di Gregorio, Presidente delle Edizioni Tracce e dell’Associazione Editori Abruzzesi.
Il libro di Daniela Quieti “Uno squarcio di sogno”, che si avvale anche della Introduzione del direttore editoriale Ubaldo Giacomucci e della Postfazione del giornalista e critico letterario Giulio Panzani, si articola sui temi dell’amore e testimonia una dimensione esistenziale di ricerca poetica con grande forza vitale e semantica. L’Autrice è nata e vive a Pescara dove ha insegnato Lingua e Letteratura Inglese. Ha già pubblicato la raccolta di poesie “Cerco un pensiero” Edizioni Tracce 2008 e la raccolta di racconti “Altri tempi” Edizioni Tracce 2009.
È presente in prosa e poesia in numerose antologie e ha ricevuto significativi riconoscimenti in prestigiosi Premi Letterari tra cui, di recente, la Menzione speciale “Un bosco per Kyoto”, il Città di Penne, il Molinello, il Città di Salò, il Città di Cattolica.
Uno squarcio di sogno
Edizioni Tracce, 2010
Poesia – Collana “Anamorfosi”
pp. 120 – € 11,00
ISBN 978-88-7433-612-8
Dimensioni cm. 21×14,5
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Il blog del Direttore del parco Nazionale della Majella
maggio 3, 2010 by Red.GdA
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03.05 – Dal 27 aprile il Blog del Direttore del Parco Nazionale della Majella Nicola Cimini; uno spazio di discussione nuovo nell’ambito delle aree protette italiane, che si propone di avvicinare ancora di più il Parco ed il suo Direttore ai cittadini, attraverso periodiche riflessioni su tematiche di vario genere, dalle più scottanti a quelle spesso meno note.
Al blog si accede attraverso la home page del sito internet istituzionale dell’Ente www.parcomajella.it, dove, registrandosi, è possibile intervenire in merito agli argomenti proposti periodicamente dal Direttore.
Il primo tema pubblicato è stato: LA BIODIVERSITA’.
- Nicola Cimini
L’attivazione del blog si inserisce nel quadro delle azioni intraprese dall’Ente in questo ultimo periodo tese ad integrare la comunicazione di tipo tradizionale con quella on – line tramite il sito web, le pagine ufficiali sui social network e le newsletter.
Come ha affermato il Direttore Cimini “La speranza di questo blog è quella di alimentare una circolazione di idee sulle reali finalità e necessità delle politiche di conservazione a tutti i livelli di governo del territorio, nella speranza di arrivare in un futuro non troppo lontano ad una visione il più possibile condivisa che non si discosti troppo dall’assunto “Parchi per la vita e l’economia non solo e non tanto del presente, quanto degli anni a venire, per adempiere all’obbligo fondamentale di consegnare ai nostri figli ed ai figli dei nostri figli, un mondo migliore di quello che abbiamo ereditato“.
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“Cento cavalli di Aligi Sassu” alla Fondazione Paparella-Devlet Museo “Villa Urania” di Pescara
maggio 3, 2010 by Red.GdA
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Cento ceramiche di Aligi Sassu, uno dei massimi esponenti dell’arte italiana del XX secolo, sono
esposte fino al 27 giugno nelle sale prestigiose del Museo “Villa Urania” di via Piave a Pescara, che già ospitano la collezione permanente di ceramiche storiche di Castelli appartenute a Raffaele Paparella Treccia e a Margherita Devlet.
In “Cento cavalli di Aligi Sassu”, curata dal noto studioso Gian Carlo Bojani, Piatti, zuppiere, ciotole e sculture in maiolica o terracotta dipinte da Aligi Sassu tra il 1939 e il 1965 rappresentano uno dei temi iconografici più cari all’artista: la figura del cavallo. In mostra è presente anche il celebre servizio da tavola del 1949 “I cavalli del mare” composto da 73 pezzi, nel quale l’artista si confronta direttamente con la tradizione ceramica ligure quattro-ottocentesca recuperando la tipica bicromia bianco e blu “vecchia Savona”.
Le opere esposte fanno parte della collezione della
Fondazione Crocevia di Alfredo e Teresita Paglione. Quello tra Aligi Sassu e il gallerista abruzzese Alfredo Paglione, infatti, co-curatore di questa mostra, è un sodalizio artistico nato alla fine degli anni ’50 e rafforzato da un vero e proprio vincolo di amicizia e poi di parentela, visto che entrambi hanno sposato due delle sorelle Olivares.
«Aligi Sassu è legato e noto a Pescara anche per aver realizzato tre magnifiche opere murarie nella chiesa di Sant’Andrea - spiega Augusto Di Luzio, presidente della Fondazione Paparella -Devlet - Questo grande evento culturale deve la sua realizzazione alla collaborazione della signora Maria Helenita Olivares, vedova del maestro, e alla munificenza della compianta Teresita e di suo marito Alfredo Paglione, grande promotore dell’arte e affidabile conservatore delle opere di suo cognato Aligi Sassu e di tanti altri grandi artisti».
«Per Sassu il cavallo è insieme dinamica futurista e memoria di quel paesaggio mediterraneo delle sue origini sarde che non smetterà mai di esprimere - dichiara Carlo Di Properzio, direttore scientifico della Fondazione – La scoperta della maiolica significò per Sassu la scoperta del linguaggio plastico della scultura unito alla luminosità degli smalti».
«Le sue sculture in ceramica dedicate all’iconografia del cavallo - aggiunge Vincenzo De Pompeis, direttore del museo “Villa Urania” - colpiscono per il modo originale e creativo in cui l’autore interpreta tale soggetto iconografico, libero da schemi già visti e proposti da altri grandi artisti. Sassu racconta il cavallo con un proprio linguaggio stilistico, non proponendo un’iconografia mimetica e idealizzata, ma dando vita a cavalli dalle forme incompiute e non finite, senza far perdere la loro carica simbolica fatta di eleganza, forza e vitalità».
La mostra sarà visitabile dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 21 ogni giorno tranne il lunedì.
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Fulvio Giustizia-lettera aperta agli aquilani: “Madonna del Popolo Aquilano “60esimo anniversario dell’incoronazione
maggio 3, 2010 by Red.GdA
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LETTERA APERTA AI CONCITTADINI TERREMOTATI NELLA DEVOZIONE ALLA “MADONNA DEL POPOLO AQUILANO”
NEL 60º ANNIVERSARIO DELLA SUA INCORONAZIONE
UNITI PER L’AQUILA
Proposta l’istituzione d’un Comitato per una rinascita spirituale della Città
nel dialogo costruttivo oltre gli schemi delle ideologie
Carissimi Aquilani,
a distanza di un anno dal sisma, che va segnando profondamente la nostra esistenza individuale e
sociale, creando, purtroppo, inutili dannose divisioni, invece di indirizzarci verso una seria messa in discussione delle nostre false sicurezze, per affrontare insieme una concreta condivisa ricostruzione della civitas aquilana, non mi pare inutile, sia pure nelle limitate possibilità di un semplice cittadino che si occupa di storia patria, richiamare l’attenzione verso un alto unificante valore civico, spirituale e simbolico, quale è il quadro della “Madonna del Popolo Aquilano“, pervenuto non a caso in Città, qualche anno dopo il terremoto del 1703, per opera del missionario cappuccino P. Giuseppe Antonio da Trivigliano, (diocesi di Alatri, provincia di Frosinone).
Venerato dal 1723, come è noto, nel Santuario cittadino della chiesa di S. Marco, con profusione di molte grazie e miracoli, ha sopportato come tutti noi il peso della catastrofe del 6 aprile, ma, come salutare auspicio, il 3 maggio del 2009 è risorto dalle macerie ed è stato premurosamente sottoposto a restauro per ridonarci la possibilità di continuare a onorarlo con rinnovato fervore, se non altro quale importante «simbolo della città» (Agenzia SIR venerdì 11 dicembre 2009).
Carissimi amici Aquilani, in attesa del ritorno della nostra Madonna nella Chiesa santuario di S. Marco, in restauro per opera della Regione Veneto, credo sia necessario risvegliare la nostra devozione a Lei, ospitandola nel nostro cuore, auspicando che le Autorità religiose e civili si impegnino quest’anno ad onorarla, anche con una solenne ufficiale consacrazione a Lei, affidandole la ricostruzione morale e materiale della Città ferita dal sisma, dal momento che siamo convinti che in questo modo può aiutarci a comprendere quanto siano vere ed attuali per noi quelle parole del Salmista, rivolte agli ebrei rimpatriati dall’esilio di Babilonia nel VI secolo a.C., in dissidio, come noi oggi per L’Aquila, per le modalità e i tempi della ricostruzione di Gerusalemme: «Se il Signore non costruisce la casa, / invano vi faticano i costruttori./ Se il Signore non costruisce la città, / invano veglia il custode. (Sal. 127,1) ».
Un’occasione in più per giustificare questo solenne affidamento a Maria, che il 20 novembre 1727 fu proclamata dal Magistrato Aquilano protettrice della Città con il titolo di Madonna del Popolo Aquilano e ai nostri giorni invocata anche come come Salus (Salute, Salvezza) del Popolo Aquilano, è data dalla felice circostanza della ricorrenza, l’8 di ottobre di quest’anno, del 60° anniversario della sua incoronazione, avvenuta nell’anno giubilare 1950 per mano del Cardinale Federico Tedeschini.
In preparazione al grande evento, da collocarsi preferibilmente nel giorno della festa del 20 novembre 2010, mi verrebbe da suggerire una preventiva “Peregrinatio” della sacra effigie nei vari borghi disastrati dal sisma, in modo che la Madre possa visitare i suoi figli dispersi per radunarli sotto il suo manto, rigenerandoli in popolo nuovo compatto e solidale.
Per concludere è opportuno riferire di quei due versi latini apposti dalla pietà popolare del passato sotto il quadro della Vergine: Huc, Aquila, infige obtutus ubi Virgo refulget, / Virgo Parens populi, Vita salusque tui: Aquila, fissa lo sguardo qui dove splende la Vergine Madre del Popolo: è Lei la tua sola vita e salvezza.
Fulvio Giustizia
storico-paletnologo
* Fulvio Giustizia, archeologo paletnologo e storico di cose abruzzesi, è nato nel 1939 a Calascio (L’Aquila). Vive e lavora a L’Aquila. È Socio ordinario dal 1982 della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi e Deputato dal 1995. Conseguite la Laurea in Lettere nel 1978 all’Università “La Sapienza” di Roma, e la Specializzazione in Archeologia Preistorica nel 1980 presso l’Università di Pisa, si è dedicato, ad una sistematica ricerca paletnologica nell’Abruzzo interno, pervenendo alla scoperta di inediti siti preistorici, fra i quali I Grottoni di Calascio (AQ), con reperti dell’uomo di Neanderthal. Dal 1989 ad oggi, affiancando la ricerca storica ed archeologica alla sua ordinaria attività di docente di Storia dell’Arte nei Licei, si è interessato anche di storia medievale nel territorio aquilano. Dal 2001 collabora con il CAI dell’Aquila, organizzando percorsi culturali intitolati “Itinerari archeologici di montagna”. Numerose le sue pubblicazioni su riviste specializzate, con altri autore di importanti volumi di storia e archeologia dell’Abruzzo interno. Molti gli studi e ricerche di notevole rilevanza scientifica pubblicati sul «Bollettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria» che, per brevità, si omette di citare.
Nota biografica a cura di Goffredo Palmerini
Casa Circondariale de L’Aquila: 5/6/7 maggio – Formazione prevenzione risocializzazione con il progetto “la citta’ oltre le sbarre”
maggio 3, 2010 by Red.GdA
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03.05 – Con la primavera tornano puntuali a Costarelle di Preturo gli ormai tradizionali appuntamenti di “Piccole evasioni”; la manifestazione, ideata da Antonio De Rossi (Responsabile dell’Area Pedagogica) e realizzata quest’anno con il patrocinio della Regione Abruzzo, è uno dei cardini delle attività di risocializzazione dei detenuti programmate dalla Casa Circondariale dell’Aquila.
Finalità dell’iniziativa è quella di avvicinare il carcere alla città e fa
r conoscere, ai giovani, luoghi, logiche ed esperienze della detenzione. Rapportarsi con le difficoltà di chi ha scontato una pena e sostenerne il naturale reinserimento nella società, delinea una nuovo frontiera della risocializzazione, non più delegata agli esperti ma patrimonio della comunità civile.
Non a caso la manifestazione di quest’anno si inquadra nel contesto dell’azione sperimentale “LA CITTA’ OLTRE LE SBARRE“, nell’ambito di un più ampio progetto nazionale (Regioni Toscana e Lombardia capofila). L’iniziativa, sviluppata dal direttore del Ser.T., Daniela Spaziani, è sostenuta dall’Azienda Sanitaria Avezzano-Sulmona-L’Aquila, dalla Regione Abruzzo, e dall’Amministrazione Penitenziaria.
L’impegno progettuale ha visto i giovani studenti della Scuola Media Statale “G. Mazzini”, attori di un percorso in-formativo-interattivo sui temi dell’abuso e del consumo di sostanze e sulle problematiche correlate ai comportamenti giovanili disfunzionali e devianti. Comportamenti che, inevitabilmente, generano nel tessuto sociale e familiare gravi disagi e sofferenze. I ragazzi durante l’intero anno scolastico si sono impegnati nella scrittura e nell’allestimento di uno spettacolo che offriranno ai detenuti.
Contemporaneamente un gruppo di detenuti della Casa Circondariale ha sperimentato l’azione “terapeutica” del teatro e superato, almeno per il tempo scenico, le barriere dell’isolamento e della solitudine, esplorando una dimensione di integrazioni, collaborazioni e sinergie orientate alla costruzione di un futuro più sano.
Si è messa così in atto una complessa dinamica di carattere culturale, educativo, sanitario e riabilitativo per promuovere principi, valori e sentimenti in grado di “proteggere” gli individui da “patologie” pericolose – soprattutto per le giovani generazioni – e, allo stesso tempo, orientare verso modelli comportamentali positivi, caratterizzati da atteggiamenti di comprensione e integrazione, rispetto e solidarietà verso gli altri e gli altri “diversi”, agendo in modo da elicitare consapevolezze, promuovere senso civico e partecipare alla costruzione di una società più giusta, più tollerante e in grado di assicurare il rispetto dell’altro e il benessere di tutti i cittadini.
Alla realizzazione del progetto hanno concorso anche L’Uovo Teatro Stabile di Innovazione, l’Istituto Tecnico Industriale “E. Alessandrini” di Montesilvano (Pe) e, naturalmente la Direzione dell’Istituto di Pena con tutte le sue componenti operative: Agenti di Polizia Penitenziaria, Educatori, Insegnanti, Volontari.
I protagonisti della due giorni conclusiva, in programma mercoledì 5 e venerdì 7 maggio, saranno i detenuti della Casa Circondariale e i ragazzi della Scuola Mazzini; e due giornate saranno particolarmente impegnative e dense di appuntamenti:
- mercoledì 5 dalle ore 9.30 “percorso penitenziario” (visita guidata nelle aree consentite del carcere) per un centinaio di alunni della Mazzini e dell’Alessandrini; incontro tra studenti e detenuti comuni nella sala teatro dell’Istituto, nel corso del quale sarà favorito un dialogo allargato ai docenti accompagnatori; rappresentazione dello spettacolo “Achille. La seconda possibilità” realizzato dagli stessi detenuti nel corso di un laboratorio teatrale coordinato da Rosanna Lancione animatrice de L’Uovo;
- venerdì 7 alle ore 10.00 rappresentazione dello spettacolo teatrale-musicale “Alla corte di re Venanzio” messo in scena dagli alunni della Mazzini con la regia di Rosanna Narducci; conclusioni del Direttore del carcere Tullio Scarsella e dei Dirigenti Scolastici e della ASL.
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Si accendono i motori di sessanta auto d’epoca per il 1° TROFEO LAGO DI SCANNO – VILLALAGO (AQ)
aprile 30, 2010 by Red.GdA
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Il Lago di Scanno, Villalago, la Gola del Sagittario, il Passo Godi: alcuni dei luoghi più affascinanti dell’Abruzzo faranno da sfondo alla prima edizione del TROFEO LAGO DI SCANNO – VILLALAGO (AQ) firmato dal CLASSIC CAR CLUB NAPOLI.
Rombano i motori delle più affascinanti autovetture del passato: DA VENERDI 30 APRILE A DOMENICA 2 MAGGIO 2010 l’Abruzzo ospiterà l’evento motoristico dedicato alle auto d’epoca che quest’anno conduce per la prima volta fuori dai propri confini regionali il Classic Car Club Napoli, club federato all’ASI – Automotoclub Storico Italiano.
‘New entry’ nel calendario 2010 firmato dal club campano, il primo Trofeo Lago di Scanno coniugherà l’eleganza delle auto da competizione e granturismo più belle del Novecento con la bellezza delle location prescelte.

Sulle strade di Scanno e Villalago, in provincia del L’Aquila, nel cuore dell’Abruzzo, la carovana costituita da ben 60 ‘signore a quattro ruote’ si inerpicherà sull’Appenino e raggiungerà poi le rive del lago di Scanno, a pochi passi del Parco Nazionale d’Abruzzo e dal massiccio del Gran Sasso.
Collezionisti e appassionati di auto d’epoca provenienti da tante regioni d’Italia (Lazio, Abruzzo, Campania…) si daranno appuntamento per raccontare – attraverso i loro bolidi del passato – oltre cinque decenni di storia dell’automobilismo.
Dalla Lancia Fulvia HF del 1970 alla Porsche RS 2.7 del 1973, dalla Fiat 124 Rally Abarth del 1975 alla Porsche 356 B del 1963, sino alla De Tommaso Mangusta del 1968 del collezionista abruzzese Paolo Morra Greco o alla Austin Mini Cooper del 1967, alla Triumph TR3A del 1961 e alla Maserati Bora del 1973.
Capitolo a parte merita la selezione di Ferrari – dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta – che parteciperà alla prima edizione del Trofeo Lago di Scanno: dalla Dino Ferrari 246 GTS (modello Paul Newman) alla 456M o alla 512M e alla 430 F1…’cavalli rampanti’ pronti a galoppare sulle strade dell’Appennino!
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Il 1° Trofeo Lago di Scanno e valido per il campionato del Classic Car Club Napoli e si svilupperà in tre momenti agonistici, due prove di abilità ed una prova turistica in salita.
Intenso sarà il programma del Trofeo, con mostre espositive nel centro storico di Scanno, visite guidate al museo della lana e alla secolare bottega orafa scannese Di Rienzo, escursioni sul lago e in alta quota (Passo Godi), in un’alternanza di paesaggi, sapori e tradizioni che rendono quest’angolo di Abruzzo unico e affascinante.
L’AQUILA-1 e 2 maggio: “Area Sport & Fun e Partita del Cuore”
aprile 30, 2010 by Red.GdA
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30.04 - L’Associazione L’Aquila Young organizza per il 1° e 2 maggio una due giorni dedicata allo sport e al divertimento. L’iniziativa è dedicata ai bambini – che per tutta la giornata del 1° maggio saranno coinvolti nell’ evento Area Sport & Fun – ed ai giovani, che saranno protagonisti, la notte del 1°maggio, della serata Starlight Party.
Le iniziative previste per la prima giornata saranno tutte concentrate nell’area sport di Monticchio (Aq). Le attività sportive inizieranno alle ore 10.30 per concludersi alle ore 17.00 con la premiazione, il tardo pomeriggio e la sera saranno invece all’insegna della musica: alle ore 18.00 ci saranno delle esibizioni dal vivo e alle ore 22.00, dopo una cena a base di carne e bruschette, inizierà lo Starlight Party con laser show, gadget fluo e la musica di Cristian Porfirio e Alessandro Ciucci.
La due giorni si chiuderà con la Partita del Cuore tra la “Nazionale Amici di Maria De Filippi” e la squadra “L’Aquila Young”, appositamente costituita per l’evento.
Il match solidale si terrà il 2 maggio alle ore 10.00, presso il Campo Federale di via Lanciano. Il ricavato della partita – il biglietto costa 5 euro (gratis bambini sotto i 10 anni) – sarà devoluto in beneficenza. I biglietti potranno essere acquistati in quattro punti vendita ufficiali : L’Aquila Point (Via Strinella, 6), Edicola Di Santa Barbara, Edicola di fronte al Movieplex, Area Sport di Monticchio.
A fine partita L’Aquila Young donerà la sua divisa alla squadra Unione Aquilana che, per permettere lo svolgimento della Partita del Cuore, ha anticipato una partita di campionato. La premiazione ed il pranzo si terranno, a partire dalle ore 13.00, presso il Mc Donald in via Corrado IV.
Alla due giorni parteciperanno Basket 2k5, Areasport Volley, Valle Aterno, Unione Aquilana, Circolo Tennis, Le Aquile Sci Club, Ginnica, Karate Ju-Jitsu e Bike 99.
I due eventi si inseriscono in un ampio ed ambizioso progetto avviato dall’associazione L’Aquila Young contestualmente alla sua nascita, nell’agosto del 2008: offrire ai giovani della città, attraverso l’organizzazione di eventi culturali e ricreativi, una risposta alle esigenze di aggregazione e di socializzazione.
Programma dettagliato della due giorni “Area Sport & Fun” e “Partita del Cuore”
Sabato 1°maggio
[Ingresso Gratuito]
Area Sport di Monticchio (Aq)
ore 10.00 – Check Point
ore 10.30 – Inizio Attività Sportive
ore 13.30 – Pausa pranzo
ore 15.00 – Inizio attività sportive
ore 17.00 – Premiazione
ore 18.00 – Musica Live
ore 20.00 – Arrostata e bruschette
ore 22.00 – Starlight Party by L’Aquila Young
Domenica 2 maggio
[Prevendita 5 euro, bambini al di sotto di 10 anni omaggio]
Stadio Federale di via Lanciano (Aq)
ore 9.15 – Apertura cancelli
ore 10.00 – Partita del cuore: Nazionale Amici di Maria de Filippi vs L’Aquila Young
ore 13.00 – Pranzo al Mc Donald e Premiazione
Media Partner “IlCapoluogo.it”
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MOTO FOR PEACE 2010 “AFRICA 16000″
aprile 30, 2010 by Red.GdA
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Honda Italia è orgogliosa di annunciare la propria partecipazione quale sponsor tecnico dell’edizione 2010 di Moto For Peace.
Il viaggio, di circa 16.000 km (da qui il nome Tour Africa 16.000), verrà realizzato su moto Honda Transalp, scelte in quanto estremamente adatte a questo tipo di percorsi e distanze.
La cerimonia di partenza di questa iniziativa si terrà il 6 maggio 2010 ore 9.30 con una conferenza stampa presso il Ministero dell’Interno, Piazza del Viminale,1 Roma.
MotoForPeace, fondata nel 2000 da appartenenti della Polizia di Stato italiana e recentemente costituitasi in ONLUS, con sede legale a Roma, presso il 1° Reparto Mobile della Polizia di Stato, è un organismo composto da rappresentanti delle Forze di Polizia italiane ed europee.
Attraverso spedizioni motociclistiche nei vari continenti della Terra, MOTO FO
R PEACE persegue, principalmente, le finalità di rafforzare il dialogo e lo scambio di esperienze tra Corpi di Polizia di nazionalità, condizioni sociali, culturali e territoriali diverse e di concretizzare l’azione umanitaria a favore delle fasce sociali più deboli contribuendo alla realizzazione di programmi di sviluppo e sussidio alle istituzioni sociali, sanitarie e didattiche dei Paesi con meno risorse.
“AFRICA 16000″ è un progetto che “MotoForPeace” realizza in sinergia con COOPI, organizzazione non governativa italiana laica e indipendente fondata nel 1965, impegnata in programmi finalizzati a migliorare le condizioni di vita delle donne e dei bambini nel terzo mondo.
Lo scopo specifico consiste nella raccolta di fondi, rivolta a sponsor, istituzioni pubbliche e privati cittadini, attraverso l’acquisto “ideale” dei singoli kilometri del tragitto, per contribuire al programma di COOPI dedicato al miglioramento delle condizioni di vita delle donne e dei bambini nella regione di Benishangul (Etiopia), che prevede la creazione di 18 punti di approvvigionamento idrico, la riabilitazione di ponti ed infrastrutture stradali, la costruzione di 10 strutture per micro attività produttive e per la formazione professionale in favore della popolazione femminile.

Per la missione “Africa 16.000″, il Presidente della Repubblica italiana ha destinato, quale suo premio di rappresentanza, una medaglia alla spedizione di “MotoForPeace”, che si pregia anche del patrocinio della Presidenza del Senato e della Camera dei Deputati della Repubblica italiana e del Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza; si avvale, sul piano operativo, del sostegno del Ministero degli Affari Esteri – Direzioni Generali per l’Africa Sub-Sahariana e per i Paesi del Mediterraneo e Medio Oriente, delle rappresentanze diplomatiche in Italia e all’estero, oltre che della fattiva collaborazione della Direzione Centrale della Polizia Criminale – Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e del Segretariato Generale dell’Organizzazione Interpol.
Attraverso i territori di Tunisia, Libia, Egitto, Sudan, Etiopia, Kenia, Tanzania, Malawi, e Mozambico, la spedizione di MOTO FOR PEACE, dopo circa 2 mesi di viaggio solidale, giungerà in Sudafrica per incontrare la Nazionale di Calcio Italiana impegnata nei Campionati del Mondo di Calcio, con l’auspicio di contribuire ad alimentare nel mondo l’attenzione sull’importanza della cooperazione internazionale fra le Forze di Polizia e degli interventi umanitari in favore delle popolazioni in difficoltà.
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Presentazione libri: edito Menabò “I Buoni colori di una volta” di Sergio Paolo Diodato
aprile 30, 2010 by Red.GdA
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Lunedì 3 maggio verrà presentato il libro del Professore Sergio Paolo Diodato, I buoni colori di una volta Edito dalla casa editrice Menabò, presso l’Aula del Cenacolo, dell’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Il volume esito di un lungo lavoro di catalogazione e reperimento di numeroso materiale documentario, rappresenta uno strumento utilissimo per i restauratori per gli artisti descrive le principali tecniche pittoriche classiche: affresco, encausto, tempera su pergamena e su tavola, olio su tela e tratta principalmente la lavorazione e la composizione
della materia dei leganti, dei pigmenti e dei coloranti antichi, le tecniche ed i metodi pratici, artigianali, originali, della loro fabbricazione in modo da permetterne agevolmente il rifacimento more antiquo.
L’autore attinge direttamente dal materiale letterario medievale: eterogeneo, proveniente da quindici fonti antiche diverse per tempi, luoghi e autori scegliendo citando traducendo e riassumendo dai ricettari antichi (datati almeno dal 746 d.C. al 1646, ma anche da autori moderni e contemporanei), tutti i principali procedimenti; affiancati da circa 400 fotografie a colori che mostrano l’iter antico della fabbricazione.
A fondo pagina sono consultabili note esplicative e di approfondimento, con curiosità e notizie di carattere storico, religioso, filosofico, tecnico e tossicologico.
L’Autore
Sergio Paolo Diodato si è diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze col massimo dei voti. Ha seguito le lezioni di Restauro del Prof. Paolo Gori e quelle del Prof. Edo Masini che fu Direttore del Laboratorio di Restauro della Soprintendenza alle Gallerie di Firenze.
Successivamente si è specializzato nel restauro dei dipinti su tela, su tavola e delle sculture lignee policrome e dorate nel Laboratorio-Scuola sito a Villa Manin di Passariano, al 2° Corso per restauratori, a ciclo quadriennale, promosso dalla Regione Friuli Venezia – Giulia con il coordinamento tecnico, scientifico e didattico dell’Istituto Centrale del Restauro di Roma. Per oltre vent’anni ha lavorato in Italia come titolare della propria ditta di restauro e come collaboratore esterno per conto di committenze pubbliche e private.
Ha insegnato materie inerenti il Restauro e la Conservazione dei Beni Culturali presso istituti regionali e Accademie di Belle Arti statali.
Dal 2001 è titolare della cattedra di Restauro dei dipinti all’Accademia di Belle Arti di Firenze.
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Pescara: “Prosegue il Laboratorio di musica antica del Conservatorio”
aprile 13, 2010 by Red.GdA
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13.04 – Questi i prossimi appuntamenti del quinto Laboratorio di musica antica del Conservatorio “D’Annunzio” di Pescara, che ha preso il via venerdì scorso a Palazzo Mezzopreti sotto la direzione artistica del clavicembalista Massimo Salcito, ideatore e fondatore del progetto.
Prosegue il Laboratorio: appuntamenti settimana dal 12 al 18 aprile 2010

“A la battaglia!”, questo il titolo di questa edizione, che è dedicata all’opera omonima del compositore veneziano Andrea Gabrieli (1510/33-1585) sulla battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571, prevede oltre al percorso espositivo multimediale:
- una performance letteraria a cura degli studenti del Conservatorio appartenenti alla Compagnia teatrale “Cortile Gomez” diretta dalla professoressa Luisa Tessitore, con passi tratti da opere del 900 italiano ed europeo (martedì 13 aprile alle 11);
- una performance musicale per consort di flauti dolci a cura degli studenti della classe di flauto dolce del professor Pietro Meldolesi (mercoledì 14 aprile alle 11);
- una conferenza sulle origini del flauto a cura del professor Marco Felicioni (giovedì 15 aprile alle 11);
- una performance musicale per flauto dolce e clavicembalo a cura degli studenti delle classi di flauto dolce e clavicembalo (sabato 17 aprile alle 11).
Gli appuntamenti, a ingresso libero, sono fruibili da scuole e gruppi con visite guidate di 50 minuti, su prenotazione. I primi ospiti saranno gli studenti della scuola media “Tinozzi – Pascoli” di Pescara, accompagnati dai docenti di educazione musicale.
Coinvolti anche fotografi e associazioni fotografiche locali: gli scatti realizzati saranno inseriti nel catalogo finale della manifestazione.
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L’Aquila: LUISS E CONFINDUSTRIA ABRUZZO “A caccia di talenti l’ateneo romano incontra gli studenti della citta’”
aprile 9, 2010 by Red.GdA
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09.04 – Reclutare i migliori talenti su tutto il territorio nazionale, valorizzando l’eccellenza di un modello che, per la qualità della didattica e dell’ambiente studentesco e il forte collegamento con il mondo del lavoro, forma con cultura d’impresa e vocazione internazionale “classe dirigente” per il Paese.
Questi sono gli obiettivi che la LUISS – Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli di Roma – illustrerà a L’Aquila il 9 aprile 2010, alle ore 10.00 presso la sede di Confindustria Abruzzo, Nucleo Industriale – Loc. Campo di Pile, in un incontro rivolto agli studenti delle quarte e quinte classi delle scuole medie superiori della città e della provincia de L’Aquila.
L’evento, organizzato in collaborazione con Confindustria Abruzzo, avrà come oggetto le opportunità di studio e gli sbocchi professionali offerti dalla LUISS, Università promossa da Confindustria e presieduta da Luca Cordero di Montezemolo.
Apriranno i lavori Mauro Angelucci, Presidente Confindustria Abruzzo. Alessandro Petti, Direttore Relazioni Associative LUISS di Economia della LUISS che presenterà l’offerta formativa delle tre facoltà: Scienze Politiche, Economia e Giurisprudenza. Seguiranno la proiezione di un video istituzionale LUISS e la testimonianza di uno studente dell’Ateneo.
L’università intitolata a Guido Carli si conferma ai primi posti degli atenei nazionali preferiti. Non è un caso, infatti, che la LUISS, in netta controtendenza rispetto a tutti gli indicatori nazionali, faccia il pieno di domande di ammissione con un incremento percentuale del 60% negli ultimi quattro anni, battendo nuovamente il record storico di iscritti alle due sessioni di prova di ammissione (aprile e settembre).
Lo scorso anno, gli studenti abruzzesi iscritti alla LUISS erano il 4,8% della popolazione studentesca. Le domande di ammissione ai corsi di laurea triennale e magistrale a ciclo unico a.a. 2009-2010, presentate dalle aspiranti matricole abruzzesi, hanno avuto un incremento del 6,4% rispetto al precedente a.a.
Alcuni dati sulla LUISS: 1 a 7 è il rapporto docenti/studenti; 0,1% il tasso medio di abbandono degli studenti LUISS contro una media nazionale del 18%; 3,3 anni il tempo medio di laurea (Corsi di Laurea Triennale); 86% i laureati che trovano lavoro entro 6 mesi dalla laurea.
La prova di ammissione ai Corsi di Laurea Triennale e a Ciclo unico per l’a.a. 2010-2011, si terrà il 14 aprile 2010 a Roma e, contemporaneamente, in molte altre città italiane – tra cui, per l’Abruzzo, Avezzano e Pescara – per agevolare gli studenti a svolgere la prova stessa nella propria regione di residenza.
Per ulteriori informazioni: www.luiss.it/ammissione/prova/.
“favola per un Silenzio d’aprile” – Viola Di Massimo
aprile 9, 2010 by Red.GdA
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Una delle caratteristiche principali dell’Arte Contemporanea è data dalla sua mancanza di confini a livello dei mezzi utilizzati e dell’interazione tra essi.
L’artista è ancora esecutore della propria opera ma sempre più spesso è soprattutto colui che la progetta per poi fornire le specifiche ad artigiani e professionisti che la realizzeranno. Esattamente come un architetto o un regista.
Viola Di Massimo appartiene alla categoria dell’artista factotum, ideatrice e realizzatrice della propria opera.

Questa volta l’artista ci propone una video performance in totale sintonia con il suo inconfondibile linguaggio fatto di suggestioni cromatiche e simbologie che trae ispirazione da fatti di cronaca:
“Il 6 Aprile 2009 la città dell’Aquila è stata distrutta e i comuni limitrofi sono stati spazzati via da un terribile terremoto. 308 vittime ed oltre 70.000 sfollati.”
I disastri causati dall’evento naturale sono stati peggiorati dall’incuria, dalla superficialità e dalla venalità degli uomini di tutto rispetto…
L’artista, in occasione del primo anniversario dall’accaduto ispirandosi a una nota canzone di Sergio Endrigo che ha accompagnato l’infanzia di molti bambini nel fantastico mondo colorato delle filastrocche, ci racconta di una casa.
La casa, bene prezioso di primaria necessità fisica e psicologica ci viene tolta, ci cade addosso togliendoci la vita, la nostra o quella dei nostri cari. E tutto in un momento è distrutto dal crollo che schiaccia e annienta il possibile futuro, come quello che sarebbe potuto essere in via XX Settembre nella casa degli studenti.
E così suoni e colori sono offuscati dalla polvere, il silenzio cade lì nel tenebroso disastro.
La scelta di interpretare la cronaca di ciò che è successo attraverso una filastrocca in un’ambientazione fatta di fiori giganti e caramelle, con l’artista stessa che diviene mamma e legge alla figlia la tragedia come se fosse favola, crea un tale stridore fra contenuto e forma da sottolinearne ulteriormente il dramma.
Viola Di Massimo non ci mostra la morte ma la vita cancellata, musicalmente non usa adagi che stimolano volontariamente la nostra tristezza, al contrario l’artista mette in scena un’operazione inversa spiazzando cosi il nostro stato emozionale, riempiendoci gli occhi di policroma allegria com’è la vita stessa o meglio come dovrebbe essere il mondo agli occhi di un bambino.
Come in ogni favola che si rispetti si racconta lo scontro tra il bene e il male ma in questa piccola storia, far vincere l’uno o l’altro, dipende solo da Noi.
Dedicato a tutte le vittime e a tutti i carnefici.
G.L. Castiglione
INCONTRO A L’AQUILA… CON LA MUSICA NEL CUORE
aprile 7, 2010 by Red.GdA
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Sabato 10 aprile presso la Chiesa N.S. di Lourdes di Asti e Domenica 11 aprile, presso l’Auditorium dell’Arsenale della Pace del SerMiG di Torino, alle ore 21, l’Orchestra “Gli Archi del Cherubino” (L’Aquila) terrà un concerto, a un anno dal terremoto, per ricordare la drammatica esperienza vissuta e testimoniare la volontà di ripresa anche attraverso la musica.

Alla serata parteciperà una classe di quarta elementare della Scuola Primaria di Paganica (L’Aquila), che canterà brani del Sermig unitamente agli Assieme Strumentali e ai Cori dell’Arsenale della Pace di Torino e della Parrocchia N.S. di Lourdes di Asti, al Coro della Scuola Primaria Rio Crosio di Asti e al Coro Le Piccole Note dell’Oratorio N.S. di Lourdes di Asti.
Si potranno, inoltre ascoltare alcune testimonianze sull’esperienza del terremoto e verrà presentato il 3° Appuntamento Mondiale Giovani della Pace promosso dal Sermig, che si terrà a L’Aquila il 28 agosto 2010.
L’ingresso è libero; durante le serate saranno raccolte offerte per le realtà aquilane coinvolte nell’iniziativa. Fa da corollario all’iniziativa la mostra “Fragmenta Aquilae” (una serie di opere realizzate utilizzando frammenti raccolti tra le macerie di L’Aquila) dell’artista aquilana Matilde Mulè, che si terrà presso il Centro Culturale San Secondo di Asti dal 7 al 16 aprile .
L’evento ha il patrocinio delle Regioni Piemonte e Abruzzo, dei Comuni e delle Province di Asti, Torino e L’Aquila, della Diocesi di Asti e dell’Arcidiocesi di L’Aquila, dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Asti, del Progetto Culturale Diocesano, del Sermig di Torino e della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti.
Con l’iniziativa si intende:
- educare alla solidarietà e dimostrare che ogni espressione artistica può contribuire a formareuna coscienza etica più solida, stimolando l’apertura a valori più alti di quelli comunemente espressi e trasmessi dall’attuale società;
- creare momenti di incontro con una realtà musicale di qualità, dimostrando come la musica possa diventare “risorsa per superare i traumi e speranza per progettare il domani”;
- creare momenti di scambio tra realtà differenti ed eterogenee (Orchestra di giovani musicisti, Coro, Oratorio, Scuole Primarie, Sermig), dimostrando che possono essere messe in contatto per dialogare e che questo può essere favorito dalla musica, da sempre mezzo di comunicazione facilitato;
- creare un ponte Asti-Torino-L’Aquila, anche in vista del prossimo Mondiale dei Giovani della Pace, organizzato dal Sermig, che si terrà a L’Aquila il 28 agosto 2010.

Programma dei concerti
Asti, Chiesa N.S. di Lourdes – 10 aprile 2010 ore 21
Torino, Auditorium del SerMiG – 11 aprile 2010 ore 21
I PARTE
A. Vivaldi: Concerto per archi in Sol maggiore “Alla Rustica” RV 151
Presto – Adagio – Allegro
N. Paganini: Fantasia sull’aria “Dal tuo stellato soglio” dal Mosè di Rossini
Introduzione – Adagio – Tema con variazioni – Allegro
Solista: Marino Capulli
G. B. Sammartini: Sinfonia in Fa Maggiore
Allegro – Adagio – Vivace
F. Chelleri: Sinfonia in Re Maggiore
Allegro – Andante – Presto
A. Zani: Sinfonia in Do Maggiore
Allegro – Andante e piano – Adagio e forte – Presto
Orchestra Gli Archi del Cherubino (L’Aquila)
Primo violino concertatore: Judith Hamza
II PARTE
L. Di Giandomenico: Musica degli Angeli
Orchestra Gli Archi del Cherubino (L’Aquila)
Direttore: Luciano Di Giandomenico
M. Tabasso – E. Olivero: Ti do la pace
M. Tabasso – E. Olivero: Se cambio io
M. Tabasso – E. Olivero: Il futuro siamo noi
M. Tabasso – E. Olivero: Gloria dal basso della terra
Orchestra Gli Archi del Cherubino (L’Aquila)
Coro della Scuola Primaria Francesco Rossi – Paganica – L’Aquila
Coro della Scuola Primaria Rio Crosio – Asti
Coro Le Piccole Note – Oratorio N.S. di Lourdes – Asti
Assieme strumentale e Coro N.S. di Lourdes – Asti
Assieme strumentale e Coro dell’Arsenale della Pace – SerMiG – Torino
Direttori: Luciano Di Giandomenico, Mauro Tabasso
Maestro del Coro: Chiara Ruffinengo
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A un anno dal sisma a L’Aquila salvate 4.950 opere d’arte
aprile 6, 2010 by Red.GdA
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Con L’Arte Salvata di Legambiente e del Dipartimento della Protezione Civile presentati i dati sugli interventi di recupero dei beni culturali nelle zone colpite dal terremoto del 6 aprile
«L’Aquila diventi patrimonio dell’UNESCO»
Sono 4.950 le opere d’arte, recuperate e messe in sicurezza in chiese e palazzi gravemente danneggiati dal sisma che il 6 aprile scorso ha colpito la città dell’Aquila.
Statue, dipinti, sculture, oggetti sacri e liturgici sono stati recuperati tra le macerie grazie all’impegno delle istituzioni, dei Vigili del Fuoco, delle Soprintendenze, delle forze dell’ordine e dei 350 volontari di Legambiente specializzati nella salvaguardia dei beni culturali in caso di calamità, che fin dal primo momento dell’emergenza hanno messo a disposizione energie e competenze. Sono stati inoltre posti in salvo 247.532 volumi, alcuni dei quali antichi e pregiati, provenienti dagli archivi storici e dalle biblioteche dell’Aquila, principalmente la Biblioteca Arcivescovile e quella del Convento di Santa Chiara.

I dati sulle attività di Legambiente durante l’emergenza terremoto – nell’ambito de L’Arte Salvata, la campagna di Legambiente e del Dipartimento della Protezione Civile, realizzata con il patrocinio del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, dedicata alla salvaguardia del patrimonio culturale dai rischi naturali – sono stati presentati oggi nel corso di una conferenza stampa nel capoluogo abruzzese. Nella sede dell’Accademia di Belle Arti, sono intervenuti il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente; il direttore dell’ufficio Affari della presidenza regionale Antonio Sorgi; il viceprefetto vicario dell’Aquila, Graziella Patrizi; il cap. Corrado Catesi, Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale; il presidente di Legambiente Abruzzo, Angelo Di Matteo e il responsabile nazionale di Legambiente protezione civile, Simone Andreotti. Erano, inoltre, presenti l’ispettrice dalla Soprintendenza per i Beni storico-artistici d’Abruzzo, Anna Colangelo, il funzionario del Mibac Bianca Maria Colasacco e il Comandante dei Vigili del Fuoco, Eros Mannino. I volontari di Legambiente hanno, inoltre, realizzato un’esercitazione dimostrativa delle principali procedure di delocalizzazione, imballaggio e movimentazione delle opere d’arte alla quale hanno partecipato i ragazzi del Liceo artistico dell’Aquila e gli allievi dell’Accademia.
Gli interventi di recupero ai quali hanno partecipato i volontari di Legambiente riguardano per la maggior parte operazioni di recupero e trasporto nei magazzini temporanei oppure interventi di messa in sicurezza in loco. Le opere salvate risalgono a un arco di tempo che va dall’età medievale a quella contemporanea: per esempio una Madonna con bambino del XII secolo, la croce processionale dell’Arcivescovado in bronzo del XIII secolo, un dipinto attribuito a Raffaello e un Cristo dipinto da Mattia Preti del XVII secolo. I volontari di Legambiente hanno operato in edifici di straordinario interesse storico-artistico, come la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, il Museo Nazionale d’Abruzzo nel castello Cinquecentesco, il Duomo dei SS. Massimo e Giorgio, la Basilica di San Bernardino, il palazzo dell’Arcivescovado, la Chiesa del Suffragio o delle Anime Sante.
«L’esperienza degli interventi sui beni culturali durante l’emergenza in Abruzzo – spiega Simone Andreotti – dimostra come l’alto livello di specializzazione raggiunto in molti campi dai volontari sia una qualità positiva del sistema di Protezione civile italiano da valorizzare sempre di più. La salvaguardia delle opere d’arte è momento imprescindibile per la tutela dell’identità collettiva delle comunità locali colpite da tragici eventi, come nel caso del Gonfalone dell’Aquila, recuperato al Museo Nazionale d’Abruzzo. Inoltre, la tempestiva attività di recupero delle opere d’arte nel momento di un evento calamitoso – conclude Andreotti - consente non solo di limitare i danni a cui sono esposte le opere ma anche di prevenire i furti per i quali le condizioni di emergenza sono troppo spesso un terreno fertile».
Anche sotto questo profilo, in Abruzzo, la cooperazione tra gli enti e i soggetti che concorrono alla tutela del patrimonio culturale ha portato a risultati positivi. Secondo i dati del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio culturale, i furti di opere d’arte nella regione, nonostante le gravi condizioni dovute al sisma, nel 2009 sono diminuiti rispetto all’anno precedente: 14 i furti registrati – a fronte dei 21 del 2008 – per un totale di 59 oggetti trafugati di cui 30 provenienti da chiese e 29 da edifici privati.
L’obiettivo principale della campagna L’Arte salvata, che con l’iniziativa aquilana fa il punto sulla situazione a un anno dal sisma, è quello di informare i cittadini e sensibilizzare le amministrazioni locali sulla necessità di una tutela attenta e costante di tutti i beni culturali presenti sul territorio, e sull’importanza di operare a tutti i livelli per realizzare in tempo di pace un sistema che sia pronto a intervenire in caso di calamità per tutelare i beni culturali, patrimonio di identità per il territorio.
«I risultati raggiunti nella salvaguardia del patrimonio culturale durante l’emergenza all’Aquila – dice Angelo Di Matteo – sono senz’altro importantissimi e costituiscono una testimonianza positiva. Ma finita l’emergenza è necessario restituire le opere d’arte recuperate alla fruizione dei cittadini, rendere possibile il loro ritorno nelle collocazioni originarie, poiché esse rappresentano un bene comune di primaria importanza. In questo senso Legambiente continuerà il suo impegno in Abruzzo a tutela del patrimonio culturale – continua Di Matteo – sostenendo tra l’altro l’idea che L’Aquila diventi patrimonio dell’UNESCO, luogo simbolo, ferito dai gravi lutti e dalle devastazioni del terremoto, che torni nel più breve tempo possibile ad essere città viva ricca di storia, di cultura e tradizione».
Intanto, il 16 aprile, in apertura della Settimana della Cultura, verrà inaugurata la mostra Terra Madre Abruzzo, organizzata da Legambiente, in collaborazione con il Mibac-Direzione Regionale per i Beni Storico-artistici e paesaggistici d’Abruzzo e con il museo di Celano, realizzata con i fondi del collegio dei geometri della Toscana. Una sorta di “laboratorio aperto” nel museo di Celano che, per l’occasione, ospiterà sette madonne risalenti al 400 e al 500, recuperate nel Museo nazionale d’Abruzzo all’Aquila, di cui sarà possibile (su prenotazione) seguire le diverse fasi del restauro.
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La Pasqua ebraica e cristiana AD 2010. “I valori di una Festa universale”
aprile 3, 2010 by Red.GdA
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La Pasqua non è la festa del pacifismo, della resa incondizionata alla cultura atea dominante, all’ipocrisia ed alle forze maligne che agiscono nella Storia! Né per gli Ebrei né per i Cristiani. La Pace è un dono di Dio, non degli uomini. E’ bene ricordarlo in questa Pasqua AD 2010 che è la festa della Liberazione dalla schiavitù del peccato, del Passaggio dalla morte alla vita. E’ la festa della Resurrezione della carne, a cominciare dalla Primizia che è Gesù Cristo, Figlio di Dio, il Messia, vero Dio vero Uomo, fonte della Vita nuova. Questa è la nostra Fede.
Siamo davvero in preparazione febbrile della Santa Pasqua, momento fondante della nostra Storia e della nostra
nuova Umanità assunta in Cristo Risorto venuto sulla Terra per fare nuove tutte le cose?
Attenzione alle modalità con cui vivremo la Pasqua. In questa turbolenta settimana il rischio è di affogare in un bagno mediatico autoreferenziale, in un manifesto elettorale di sani principi che si occupi più dei diritti, della difesa della cultura nella “fortezza Europa”, ovviamente della propria vita religiosa, magari in una visione di scambio e incontro con le nuove realtà della nostra società, sacrificando il significato autentico della propria Pasqua.
Certo, i bisogni dei più deboli sono importanti: dobbiamo preoccuparci dei più poveri ma è essenziale la conservazione e la trasmissione dei nostri Riti per formare la coscienza e la sensibilità verso questi problemi. Il Male esiste sulla Terra, con il suo corollario di povertà, miserie e guerre. La battaglia prosegue. Ma guai a disperare! Il mistero più grande, la venuta del Figlio di Dio nella Storia per fare nuove tutte le cose, non è stato ancora compreso da tutti. In Italia e in Europa, qual deve essere, allora, la scala di priorità per un ebreo e un cristiano oggi?
I giovani nella Chiesa Cattolica sono consapevoli di queste problematiche o fanno confusione? Domande che attendono una risposta, soprattutto dal territorio, il potenziale anello debole di tutta “la cordata necessaria per salire da Gerico a Gerusalemme fino a Dio” come ci ricorda il Santo Padre Benedetto XVI nella sua omelia in San Pietro a Roma per la Domenica delle Palme, il 28 marzo 2010. E si comincia dalla nostra Storia e Memoria comuni, di ebrei e cristiani: ricordiamo che Gesù era ebreo e che per più di trent’anni della sua vita terrena ha celebrato la Pasqua ebraica con i suoi cari nel suo popolo. La sera del 29 marzo 2010 inizia la Pasqua ebraica. In tutte le case ebraiche, dopo il vino, l’haroset, le erbe amare, i salmi e le storie, alla fine della sera, gli ebrei dicono tre parole decisive che danno al Seder una presa sull’attualità che non è mai cessata da quando i saggi hanno fissato l’Haggadà. Gli ebrei dicono, come tutti gli anni, “Leshanà habbà beJerushalaim“, che significa: l’anno prossimo a Gerusalemme.
Per secoli questa è stata solo una promessa spirituale, una speranza che non moriva per il popolo ebraico. Una preghiera. Poi, gradualmente, da 150 anni fa, la clausola è diventata concreta, il senso è cambiato in un invito a salire davvero in Israele. Una proposta, una richiesta. Poi, a giugno di 63 anni fa a Gerusalemme gli ebrei si sono insediati davvero nella loro Patria, nella loro Capitale. Dal senso della frase non è sparito l’invito, ma si è aggiunta la gioia di una realizzazione storico-giuridica. Era diventata un segno di festa. Magari fra mille problemi, Gerusalemme era comunque tornata al popolo ebraico, dopo centinaia, migliaia di instancabili ripetizioni di quella formula. Eppure, Israele oggi è in pericolo, sia come Stato sia come popolo. Lo sarebbe comunque, anche se Gerusalemme fosse divisa in due Capitali, magari separate da un nuovo muro! Perché non è affatto detto che l’anno prossimo gli ebrei saranno ancora a Jerushalaim. Se le cose andassero come sembrano volere non solo i palestinesi e il mondo arabo e islamico, ma anche l’Europa, l’Italia e l’America, nel 2011 di Gerusalemme potrebbe restare solo la periferia occidentale! Sempre che l’Atomica iraniana non ponga prima fine a tutti ed a tutto su questa povera Terra. E’ iniziato il 16 marzo 2010 il mese di Nisan, caratterizzato dalla festa di Pesach, dai preparativi alla festa di Pasqua e da un’atmosfera di gioia.
Anche nelle famiglie cristiane fervono i preparativi, a cominciare dalle tradizionali pulizie domestiche prima della Settimana Santa. Pesach dell’anno 5770 e la Santa Pasqua del Signore AD 2010 (4 aprile), sono due feste completamente diverse ma intimamente connesse alle realtà celesti. Un giorno, ebrei (popolo eletto) e cristiani (popolo redento dalla grazia di Cristo), come annuncia l’Apostolo San Paolo nella Lettera ai Romani, saranno una famiglia unita in Dio già sulla Terra. Un fatto storico, dunque, già annunciato duemila anni fa. E sarà davvero un giorno felicissimo. La nostra comune radice religiosa in Dio è fissata intimamente alle realtà celesti che i saggi Autori della Bibbia e della tradizione orale, ispirati da Dio, nel corso dei millenni hanno impresso nella pergamena e dei cuori. Si collegano in questo modo due elementi fondamentali della nostra fede: la creazione del mondo e l’intervento divino liberatore nella storia.
Che per i cristiani è Cristo Risorto il quale ha vinto la morte, distruggendo i nostri peccati. Da parte degli ebrei
rimane l’obbligo di non rinunciare a fare la loro parte che a Pesach è quella di mantenere e trasmettere la memoria di eventi fondamentali che hanno segnato la loro condizione più di tre millenni fa. Lo fanno osservando scrupolosamente antiche regole che riguardano la casa, gli alimenti speciali e il racconto ai più giovani, tra la memoria della redenzione passata e l’attesa di quella futura. “Pesach kasher wesameach a tutti”.
Durante tutto il mese di Nisan, la Legge prescrive che non si recita il Tachannun e Zidqatekhà nella preghiera pomeridiana di shabbat. Inoltre non vengono decretati digiuni pubblici, ed in generale è vietato digiunare, ad esclusione del Ta’anit Chalom, il digiuno che viene osservato qualora si sia fatto un sogno sconvolgente. Durante Nisan non si fa l’hesped (orazione funebre) se non per commemorare personalità di grande rilievo. Si va al cimitero solo per sepolture, ricorrenze (settimo, mese, fine anno) ed anniversari. L’uso prevalente è di non mangiare pane azzimo fino all’inizio di Pesach per apprezzare la “novità” della matzà la sera del Seder. Secondo la Toràh il nome di Pesach è legato ad un’espressione che compare in occasione dell’ultima piaga, l’uccisione dei primogeniti egiziani. La Torà (Shemot 12:13) dice:”e il sangue sarà come segno sulle case in cui vi trovate, e passerò (ufasachtì) sopra la porta…”. Rashì porta due possibili spiegazioni del verbo ufasachtì: può significare “avrò misericordia” oppure “passerò oltre, salterò″. Passando sopra le case, Dio sarebbe passato da una casa egiziana all’altra, tralasciando quelle degli Ebrei.
Naturalmente questa espressione non può essere intesa in senso letterale, poiché Dio è in ogni luogo contemporaneamente, ma va intesa dal punto di vista degli effetti della piaga che di fatto colpì solamente gli egiziani. Questa immagine del “salto” non può però essere intesa nel solo senso stretto materiale, secondo i rabbini. E’ come se, in senso spirituale, lo stesso Signore abbia fatto un salto, andando oltre al suo consueto modo di procedere nei confronti dell’umanità, con un atto di salvezza verso coloro che accettavano di seguirlo. Il midrash dice che il Signore chiede agli uomini di aprire entro di sé un’apertura grande quanto la punta di uno spillo per la teshuvàh, ed Egli farà il resto.
L’uomo è comunque tenuto a fare il primo passo, affinché vi sia l’intervento divino. I maestri della Chassidut spiegano che l’apertura umana deve essere completa, ed attraversare l’uomo, per così dire, da parte a parte. In Egitto il popolo ebraico fece solamente l’inizio del lavoro, e nonostante ciò ottenne la salvezza, grazie al “salto” divino. Ma il “salto” lo devono fare anche gli esseri umani.
Che tipo di ebrei erano quelli che furono liberati dall’Egitto? Erano schiavi del tutto assimilati o avevano una forte identità ebraica? Dal racconto biblico si evidenzia solo qualche indizio, il resto è legato a quanto racconta la tradizione rabbinica che, su questo argomento, sembra divisa. Secondo una linea interpretativa gli ebrei avevano mantenuto la loro identità rimanendo fedeli ad alcuni modelli culturali essenziali: come la lingua e i nomi e non perdendo la speranza nella liberazione. Secondo un’altra linea erano completamente sprofondati nelle “49 porte dell’impurità” egiziana e mancava un soffio alla loro completa perdita; fu solo l’intervento divino a salvare la situazione facendo uscire “goi mikerev goi”, un popolo da dentro a un popolo, senza alcuna differenza tra i due.
E’ evidente che le domande e le risposte non riguardano solo gli antenati ma nascondono per gli ebrei un problema più grande e sempre attuale: che tipo di ebreo bisogna essere per sopravvivere e qual è il ruolo degli uomini rispetto a quello divino riguardo ai processi di liberazione? Se non facciamo niente per noi che speranze abbiamo di essere liberati? Che bello sarebbe poter trascorrere insieme la Pasqua, ebrei e cristiani insieme a Roma, in Israele e nei paesi mussulmani. Dio ci chiede il primo passo. Poi, Lui farà il resto! La Pasqua ebraica e la Pasqua cristiana: chi stabilisce la data, la festa e la sua libertà?
Per il calcolo della data mobile della Pasqua (http://www.themeter.net/pasqua.htm), occorre sapere che tutto fu deciso nel 325 dopo Cristo, quando il Concilio cattolico di Nicea stabilì che la solennità della Pasqua sarebbe stata celebrata “nella domenica seguente il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera”. L’equinozio di primavera è intorno al 21 marzo e la data di Pasqua è quindi compresa tra il 22 marzo e il 25 aprile (inclusi) poiché il ciclo lunare è di 29 giorni. Il metodo per il calcolare il giorno di Pasqua richiede conoscenze e pazienza. Esistono su Internet piccoli programmi in grado di elaborare velocemente questa data.
“La festa di Pesach – spiega Alfredo Mordechai Rabello, giurista dell’Università Ebraica di Gerusalemme – ha destato, per vari motivi, l’opposizione di molti governi, sotto cui si sono trovati gli ebrei. Per il periodo Adrianeo leggiamo nella Mechilta derabbì Ishmael: “Rabbi Natan dice: …Per quelli che amano i Miei Comandamenti. . . si riferisce agli Ebrei che vivono in Terra d’Israele e che rischiano la loro vita per i Comandamenti… Perchè mai vai ad essere crocifisso? – Perchè ho mangiato il pane azzimo…”. In questo caso il divieto delle matzot fa parte di una serie di divieti di osservanza delle mitzvot da parte dell’autorità romana”.
La problematica cambia nell’Impero romano cristiano: se per gli Ebrei la festa di Pasqua ricorre ogni anno il 14 del mese di Nissan per celebrare l’uscita dall’Egitto, la Pasqua cristiana commemora invece la Passione e la Risurrezione di Gesù Cristo, che secondo la tradizione cristiana ebbe luogo proprio durante la Pasqua ebraica, 1970 anni fa, secondo il calcolo più corretto (cf. libro “La Passione”, di Andrea Tornielli), ossia nell’Anno Domini 30 e non 33. Per questo motivo la Chiesa delle origini trovava perfettamente naturale fissare la data della Pasqua secondo quella ebraica. In tale epoca gli ebrei non avevano però un calendario lunare fisso, come oggi. Ogni volta si fissava l’inizio del mese a seconda dell’apparizione della Luna Nuova.
“I testimoni e alcuni padri della Chiesa trovarono ben presto insopportabile che si dovesse aspettare che i Rabbini avessero fissato la data del nuovo mese per poter essi stessi fissare la data della loro Pasqua”. Quando la festa fu introdotta a Roma la celebrarono la Domenica dopo la Pasqua ebraica, come ad Alessandria. Dopo numerose discussioni fra la Chiesa d’Occidente e quella d’Oriente, la questione fu portata al Concilio di Nicea che minacciò punizioni per quei cristiani che celebrassero la loro Pasqua nello stesso tempo della Pasqua ebraica. Il problema fu affrontato in altri Concili della Chiesa ma era evidentemente di difficile soluzione e sembra essere ancora attuale al tempo di Giustiniano tanto che l’onnipotente imperatore volle porvi fine una volta per tutte. Nel 543 egli decretò, stando almeno a Procopio, che gli ebrei non potessero celebrare la loro Pasqua altro che dopo la Pasqua cristiana, per evitare così che i cristiani partecipassero al Seder degli Ebrei.
“E non permetteva neppure di fare la loro offerta a Dio né il compimento di ogni cerimonia, secondo i loro propri costumi. E molti di loro sono stati perseguitati dalle autorità per aver mangiato carne d’agnello, con lorde ammende, sotto il pretesto di violazione delle leggi dello Stato. Abbiamo qui senza dubbio una grave offesa alla libertà delle feste ebraiche: oramai si tratta di un’osservanza tollerata, sottoposta sempre all’arbitrio di questo o quell’Imperatore”.
In queste feste non bisogna dimenticarsi dei poveri e di coloro che abbiamo trattato male, pena l’inutilità di tutto il resto. Bisogna riconciliarsi con tutti, l’un l’altro, senza ipocrisie. “Siamo talmente presi dai preparativi per Pesach – prosegue il giurista – che talvolta possiamo dimenticare l’essenziale. Senz’altro è molto importante preparare tutto perché la nostra casa sia pulita di ogni chametz, senz’altro è molto importante preparare tutto perché la nostra tavola sia pronta per il Seder, con le sue matzot, con i suoi quattro bicchieri di vino, con le Hagadot e così via. Ebbene Rabbì Moshé Isserles (conosciuto come l’Haremà, 1525 ca.-1572) inizia le regole di Pesach con questa osservazione-mizvà: “È minhag (ndr, consuetudine) comperare grani da dividere ai poveri per Pesach…” (Shulchan Aruch, art. 429:1) ed il Chafetz Chaim, nella sua Mishnà Berurà aggiunge: “Si tratta di un minhag antico del tempo della Ghemarà (Talmud) e questo si trova ricordato nel Talmud Jerushalmì… e nei nostri posti il minhag è di dare loro farina perché possano preparare le matzot e bisogna dare quanto hanno bisogno per tutti i giorni di Pesach e se si tratta di persone molto povere si deve pagare loro anche per la cottura delle matzot”.
Oggi l’uso generale è di fare offerte in denaro per permettere alle persone bisognose di poter festeggiare la Pasqua come si deve (kimcha depischa). Questi Chachamim vogliono dirci che non possiamo assolutamente mettere il nostro cuore in pace con l’invito fatto nella Haggadà a chi ha fame di venire a mangiare da noi; sappiamo bene che ai nostri giorni questo invito rimane molto spesso puramente teorico e sappiamo bene anche che molti sono i bisognosi di aiuto, famiglie che avrebbero piacere di stare assieme e non divise ognuno in un altro tavolo, sia pure ospitale; essi ci dicono che non possiamo sentirci degni di iniziare la nostra Pasqua se non abbiamo fatto quanto ci è possibile per aiutare chi ha bisogno, nella nostra Comunità prima di tutto, in Eretz Israel ed ovunque vi sia bisogno, a poter festeggiare almeno Pesach come persone libere. Sono cose che sappiamo bene, che ci sembrano ovvie ma che forse proprio per questo rischiano di essere dimenticate e che allora è bene tenerle presenti fin dall’inizio”. Molti leggono e vivono Pesach e la Pasqua cristiana pensando alla difesa della propria cultura e identità, tra uno “show” politico e l’altro a spasso nel Mediterraneo, magari sia a favore sia contro Israele. Un parallelo improprio.
“La liberazione dalla schiavitù non è un atto che indica un progetto – fa notare David Bidussa, storico sociale delle idee – al più sancisce che non si è disposti più a vivere come si è vissuti fino a ieri e che si vuol vivere meglio. A differenza dell’uscita dall’Egitto, la scelta sionista non pensava di eliminare la condizione di inferiorità o di persecuzione e dunque non era la risposta all’antisemitismo. Quella scelta nasceva dalla convinzione che qualunque fosse stato il futuro, non si era disposti a investire solo sul miglioramento delle condizioni materiali della propria vita. La scommessa era sulla volontà di decidere da soli del proprio destino e di provare a se stessi, prima ancora che a chiunque altro, che non solo si era maturi per una condizione di autonomia, ma anche per una di responsabilità. La verifica sul senso di quella scelta e sullo stato di salute di ciò che da quella scelta è scaturito, alcune generazioni dopo, non è se l’antisemitismo sia cresciuto o diminuito, ma se ciò che è nato da quella scelta e attraverso quell’esperienza abbia fatto maturare, o meno, la capacità politica di affrontare le difficoltà del proprio presente”.
Gli ebrei e il loro Stato hanno ancora la loro forza militare ed economica, la creatività, la combattività, l’ostinazione che Israele mostrava già uscendo dall’Egitto. Il popolo ebraico ha il suo destino storico, la fede che lo ha portato per due millenni a ripetere il Seder e la sua formula finale. Ma stasera 29 marzo 2010, forse, guardando la sedia che lasceranno vuota per Gilad Shalit, dovranno interpretare di nuovo la formula millenaria come una preghiera e magari aggiungere sottovoce un’altra parolina: (gam) leshanà habbà biJerushalaim: anche l’anno prossimo a Gerusalemme.
Come si svolge la Pasqua ebraica? Il rabbino Alberto Moshe Somekh ha raccolto norme, regole, tradizioni e riflessioni sulla festività di Pesach in un articolo di cui proponiamo un breve estratto. “Il Seder (Leylè Pessach; lett. “ordine [delle sere di Pessach]“) costituisce l’insieme di atti e letture seguito nelle case ebraiche la prima (fuori d’Israele anche la seconda) sera di Pessach. Gli scopi del Seder sono essenzialmente due: ricordare la liberazione dalla schiavitù egiziana e trasmetterne il messaggio alle nuove generazioni, destando particolarmente l’attenzione dei bambini. Finché il Bet ha-Miqdash (Tempio di Gerusalemme) è esistito, l’atto principale consisteva nell’offerta e nella consumazione del Qorban Pessach (Sacrificio Pasquale, consistente in un agnello arrostito allo spiedo) insieme alla Matzah (pane azzimo) e al Maròr (erba amara), cui prendeva parte tutta la famiglia, secondo la prescrizione della Torah (Shemot 12). Dopo la distruzione del Tempio non è più stato possibile compiere il sacrificio. La bibliografia in proposito è vastissima.
Preparazione dei cibi e accensione dei lumi nei giorni festivi
di Shabbat. A differenza dei giorni di Yom Tov (festa solenne), è proibito trasportare oggetti, accendere il fuoco in qualsiasi modo e cucinare. Durante il 1°, 2°, 7° e 8° giorno di Pessach (sempre che non cadano di Shabbat) invece è permesso trasportare oggetti fuori casa, cucinare ed accendere il gas a questo scopo, purché da una fiamma già accesa da prima della festa. E’ però proibito spegnere il gas dopo averlo acceso. I fornelli elettrici possono essere usati solo se tenuti accesi anch’essi da prima dell’inizio della festa, ma ciò è sconsigliabile. Nei giorni di Yom Tov si può cucinare e preparare solo per il giorno stesso (ma non per l’indomani; per giorno stesso si intende dal tramonto all’uscita delle prime tre stelle la sera successiva: in tutto circa 25 ore). Perciò i cibi per il secondo Seder debbono essere stati cucinati dalla vigilia o scaldati dopo lo spuntare delle stelle della seconda sera: anche la tavola per la cena va apparecchiata dopo quest’ora o tramite non ebrei. Così pure la hadlaqat neròt (accensione dei lumi festivi) la seconda sera va eseguita con una fiamma già accesa da prima della festa. Se non è Venerdì Sera, si accende il fiammifero e si recita la Berakhah relativa prima di portare la fiamma ai lumi, in quanto se anche dicessimo che la Berakhah costituisce accettazione di Yom Tov, accendere un lume da un lume già acceso rimane permesso. E’ perciò preferibile attenersi alla regola generale di recitare la Berakhah su una Mitzwah prima di compiere l’atto cui si riferisce (‘ovèr la-’asiyatan). Occorre porre attenzione a non spegnere il fiammifero dopo l’uso: lo si appoggerà lasciando che si spenga da solo. Alcune usano aggiungere la Berakhah She-he-cheyyanu. Le Mitzwòt del Seder.
Quattro specifiche Mitzwòt (precetti) si osservano nel Seder anche dopo la distruzione del Bet ha-Miqdash. Due sono di origine biblica: la consumazione della Matzah, assumendo una postura particolare in segno di libertà, detta hassebah; il racconto dell’Uscita dall’Egitto tramite la lettura della Haggadah; e altre due sono di istituzione rabbinica: la consumazione del Maròr: esso è comandato nella Torah solo in relazione al Qorban Pesach, ma i Maestri hanno voluto che si continuasse ad osservarlo in ricordo del Bet ha-Miqdash distrutto; l’assunzione di quattro bicchieri di vino, in momenti particolari e assumendo la hassebah. A queste ultime se ne aggiunge un’altra: la recitazione del Hallèl, che Pesach ha in comune con altri giorni festivi. Ma il Seder è l’unica occasione annuale in cui il Hallèl viene recitato di sera e a tavola. Accanto alle Mitzwòt propriamente dette, i Maestri hanno istituito diversi Minhaghim (usi) per mantenere il ricordo del Bet ha-Miqdash distrutto e per tener desta l’attenzione dei più piccoli. Pur trattandosi di Mitzwòt ‘Asseh she-ha-zemàn gheramàn (obblighi legati ad un lasso di tempo determinato), le donne sono obbligate al pari degli uomini. Lo si evince dal fatto che: 1) l’obbligo della Matzah è presentato nella Torah in connessione con il divieto di mangiare Chamètz (cibo lievitato), per cui i Maestri deducono che “chi ha il divieto di mangiare Chamètz ha l’obbligo di mangiare Matzah” e, per estensione, tutti gli altri obblighi del Seder; 2) anche le donne hanno beneficiato del miracolo della liberazione.
Ne consegue che anche le donne sono obbligate alla lettura della Haggadah, ma è opportuno che gli uomini non si basino sulla loro lettura per uscire d’obbligo . Esse sono parimenti tenute a recitare il Hallèl . Fa eccezione per alcuni, come vedremo, solo la hassebah. Una persona in lutto è parimenti tenuta a tutte le Mitzwòt, Hallèl compreso, ma non è opportuno che conduca il Seder, se vi sono altri in grado di farlo al suo posto . I bambini vanno progressivamente educati in base all’età e alla maturazione a partecipare al Seder e alle sue Mitzwòt. Coloro che si sono convertiti all’ebraismo osservano tutte le Mitzwòt del Seder e leggono la Haggadah, nonostante i numerosi riferimenti ai “nostri padri” . Anche i non vedenti sono parimenti tenuti a recitare la Haggadah ovvero ad ascoltarla, sebbene non vedano la Matzah e il Maròr; pertanto essi possono fare uscire d’obbligo altri anche se l’handicap li ha colpiti dalla nascita. Mentre per alcune Mitzwòt (Matzah e Maròr) è prescritta la recitazione di una Berakhah particolare, per altre non è stata istituita: sia i quattro bicchieri di vino che la lettura della Haggadah sono infatti Mitzwòt che non si esauriscono in un unico atto consecutivo, ma subiscono interruzioni e per questi casi i Maestri non hanno previsto la recitazione di una Berakhah.
Per la stessa ragione non viene recitata durante il Seder la consueta Berakhah prima del Hallèl. Scrive il versetto: “E mangeranno la carne (dell’agnello pasquale) durante questa notte” . Se ne evince che non solo il sacrificio pasquale, ma per estensione tutte le Mitzwòt del Seder vanno eseguite dopo l’uscita delle prime tre stelle. Se il Venerdì Sera e nelle altre sere festive è lecito recitare il Qiddush anche prima della notte, durante il Seder non è lecito anticipare per il fatto che il bicchiere di vino che si beve per il Qiddush è a tutti gli effetti il primo dei quattro bicchieri prescritti ed è parte integrante delle Mitzwòt della notte di Pesach. Peraltro, “la tavola deve già essere apparecchiata dalla vigilia, in modo che il Seder possa cominciare appena è buio. Anche chi sta studiando al Bet Midrash deve predisporsi ad uscire presto, perché è Mitzwah cominciare non appena possibile per evitare che i bambini si addormentino”. In linea di principio l’intero Seder deve essere portato a termine nel medesimo luogo in cui lo si è cominciato, in analogia con le regole relative al Qorban Pesach che non consentivano di consumarlo in due gruppi di persone differenti. La Qe‘arah.
Prima di iniziare il Seder è necessario aver predisposto su un apposito vassoio (qe’arah), l’occorrente per le Mitzwòt del Seder. Lo scopo della qe’arah non è soltanto di avere a disposizione gli assaggi quando si rende necessario consumarli, ma anche assolvere al dovere di testimoniare, vedendoli, il significato che ciascuno di essi ha. E’ infatti scritto nella Torah: “H. ha agito a favor mio in Egitto per questo (scopo)” e i Maestri della Haggadah hanno interpretato che si riferisce “all’ora in cui la Matzah e il Maròr sono disposti davanti a te”. Per questa ragione è opportuno che i cibi della qe’arah rimangano sulla tavola fino al termine del Seder. Peraltro, non è necessario che ogni commensale abbia la sua qe’arah, ma è sufficiente che se ne trovi una di fronte a chi guida il Seder. E’ opportuno, come norma generale, preparare tutti i cibi prima che inizi la festa: ciò diventa un obbligo tassativo se Pesach cade di Shabbat, in quanto in tal giorno non è lecito cucinare del tutto. Ciò che serve per il Sabato sera, infine, deve essere tutto pronto fin dal venerdì. I cibi sono i seguenti: Tre Matzòt sovrapposte: il numero si spiega con il fatto che nelle sere festive è necessario recitare la Berakhah su due pani interi in memoria della doppia razione di manna nel deserto . Dal momento che, come si vedrà, durante il Seder uno dei pani deve essere spezzato prima della Berakhah, è necessario prevederne tre .
Si deve fare in modo che le Matzòt siano shemuròt (dette anche semplicemente shimmurim), ovvero impastate con farina proveniente da grano controllato fin dal momento della mietitura (mi-sh’at qetzirah) e cotte a mano le-shem Matzat Mitzwah, in base al versetto “e sorveglierete le Matzòt” . Durante lo svolgimento del Seder le Matzòt rimangono scoperte, perché sono chiamate nella Torah lechem ‘oni , interpretato dai Maestri come “pane sul quale si dànno molte risposte”. Solo nei momenti in cui si solleva il bicchiere di vino devono essere coperte per preservarne la dignità, in quanto come alimento il pane è considerato più importante del vino . Alcuni hanno l’uso di separare fra loro le tre Matzòt con tovaglioli, e/o di collocarle fuori dalla qe’arah. Se delle tre Matzòt una si spezza inavvertitamente prima dell’apparecchiatura la si collochi come Matzah mediana, che è destinata comunque a essere spezzata molto prima delle altre.
Maròr: foglie di insalata. L’uso più generale, seguito anche in Italia, è di adoperare le foglie di lattuga romana, dopo averne accuratamente controllato eventuali infestazioni. Ai tempi del Bet ha-Miqdash si metteva in tavola anche la carne del Qorban Pesach. Per la precisione, dopo la distruzione i Maestri hanno prescritto che si collocassero sulla qe’arah “due cibi cucinati”: Zeroa’: zampa. Per il primo cibo, in ricordo dell’agnello pasquale, si usa una zampa di bovino, ovino o pollame arrostita direttamente sul fuoco, così come veniva arrostito l’agnello : essa ricorda il “braccio disteso” con cui H. ci ha redento dall’Egitto. In mancanza può essere adoperata altra parte dell’animale, preferibilmente dotata di osso. La zampa non viene mai sollevata dal vassoio durante il Seder, per non dare l’impressione di aver offerto il Qorban Pesach fuori dal Bet ha-Miqdash: l’uso è di mangiarla la mattina successiva al secondo Seder, quando non serve più. Betzah: uovo. Il secondo cibo, in ricordo del Qorban Chaghigah (sacrificio festivo) che veniva offerto ogni Yom Tov, consistente in un uovo sodo: esso è simbolo del lutto per la distruzione del Tempio. E’ preferibile che l’uovo sodo sia lasciato nel guscio. Karpàs: verdura. L’uso più comune è di adoperare gambi di sedano, che sono più facile da pulire da eventuali infestazioni rispetto alle foglie. Devono essere crudi. A lato si deve preparare un contenitore di aceto di vino o soluzione di acqua e sale nella quale intingere il karpàs. L’acqua salata deve essere preparata prima di Yom Tov. Charosset: impasto di frutta in ricordo della malta (in ebraico: cheres o tit) adoperata dagli schiavi ebrei in Egitto per confezionare i mattoni. Viene preparata con i frutti ai quali viene paragonato il popolo d’Israel nello Shir ha-Shirim (la Meghillah che viene letta durante Pesach; in toto o in parte: mela , melagrana, fico, dattero , noce e mandorla). Il tutto è cosparso di cannella e cinnamomo, in ricordo della paglia. Secondo un’altra opinione ricorda il sangue versato dagli ebrei nel corso della schiavitù e pertanto si usa annaffiarlo di vino. Il Charòsset si adopera durante il Seder per intingervi il Maròr. La qe’arah in quanto tale non è mai menzionata nel Talmud e vi sono usi diversi in merito alla disposizione dei cibi su di essa. In mancanza di un determinato uso nella propria famiglia o nella propria Comunità ci si può attenere al principio per cui quanto prima un assaggio si rende necessario durante il Seder tanto più vicino lo si colloca alla persona, per evitare che questa si trovi a dovere “scavalcare le Mitzwòt”: nell’ordine 1) karpàs con acqua salata alla sua sinistra; 2) Matzòt; 3) Maròr con Charòsset alla sua sinistra; 4) Zeroa’ a destra e Betzah alla sua sinistra.
Vi sono abitudini diverse in merito alla domanda se prelevare i cibi dalla qe’arah, quando si richiede di mangiarli, o predisporne a parte lasciando intatto il vassoio. Vanno tenuti presenti due principi: 1) il vassoio va tenuto sulla tavola completo con una rappresentanza di ciascun assaggio fino al termine del Seder; 2) della Matzah e del Maròr si richiede che ciascuno dei commensali mangi almeno un ke-zayit più volte nel corso del Seder. E’ perciò difficile, soprattutto in presenza di molti ospiti, che il relativo quantitativo possa essere interamente contenuto nella qe’arah e dovrà essere conservato da parte”.
_____di Nicola Facciolini
Abruzzo turismo-Natura & Passione: “anche a Pasqua…scopri l’Abruzzo”
aprile 2, 2010 by Red.GdA
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Il territorio abruzzese è pervaso da un forte spirito religioso, profondamente radicato nelle tradizioni locali. Nel corso dell’anno l’attaccamento ai valori della fede si manifesta in cerimonie di grande suggestione e bellezza.
I riti della Settimana santa sono testimonianza della religiosità della gente d’Abruzzo e del profondo legame di questo popolo alla tradizione. Nelle città e nei borghi le manifestazioni incentrate sulla Passione e sulla Resurrezione di Gesù sono vissute con intensità.
La religione si fa racconto per narrare la storia delle comunità. Le visite ai Sepolcri allestiti nelle chiese, le processioni del Venerdì Santo in cui sfilano antiche Confraternite, i rituali, le musiche, sono momenti di grande emozione che fanno viva la fede. E poi, la gioia e il colore della Pasqua di Resurrezione che trova nella sacra rappresentazione di Sulmona, detta “La Madonna che scappa in Piazza”, la sua espressione più bella e più celebre.
L’incontro della Madonna con il Figlio risorto è una cerimonia toccante che segue un antico rituale; organizzata dalla Confraternita di Santa Maria di Loreto, si svolge nello scenografico “teatro” di Piazza Maggiore.
L’originale processione dei Talami, quadri viventi ispirati ad episodi del Vecchio e Nuovo Testamento, impersonati da fanciulli su carri semoventi, chiude infine a Orsogna (Ch), il lunedi dopo Pasqua, le manifestazioni della Settimana santa in Abruzzo.
Marketing sociale Abruzzo: ecco “i vini dei mastri cartai”
marzo 27, 2010 by Red.GdA
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Il Progetto Experimenta dell’Anffas di Ortona realizzerà le confezioni cartacee per la cantina Collefrisio: domenica il debutto nell’ambito della manifestazione “Anffas in piazza”, ad aprile la grande vetrina del Vinitaly
La creatività e l’abilità dei mastri cartai dell’Anffas di Ortona sposa la qualità dei vini della cantina Collefrisio.

Debutteranno domenica 28 marzo a Ortona, in occasione della manifestazione “Anffas in piazza”, le prime confezioni cartacee realizzate dai ragazzi disabili del progetto Experimenta dell’Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) di Ortona per conto della famosa azienda vinicola di Frisa: l’accordo, dal titolo “I vini dei mastri cartai”, è stato sottoscritto questa mattina a Chieti, e rappresenta un ulteriore incontro tra due importanti realtà del mondo profit e non profit nella nostra regione, realizzato nell’ambito del Marketing Sociale Abruzzo, il modello promosso da Compagnia delle Opere Abruzzo Molise, Csv Pescara, Csv Chieti e Unione degli Industriali di Pescara, che da due anni sta favorendo l’incontro tra imprese e opere sociali in un’ottica di bene comune. L’accordo tra Anffas e Collefrisio va ad aggiungersi alle partnership già operative tra Banco Alimentare dell’Abruzzo e M&N Service, e tra Ceis Pescara e Istituto Mecenate.
Le originali confezioni, sia in termini di formato che di grafica, sono interamente disegnate e prodotte dai ragazzi disabili insieme ai tecnici e ai grafici che li seguono nel laboratorio professionale realizzato nell’ambito del progetto Experimenta dell’Anffas di Ortona nell’ambito del quale, dal 2005, è nata una vera e propria azienda artigianale altamente specializzata che produce e insegna a produrre carta riciclata secondo un’antica tecnica medievale, e si disegnano oggetti e articoli d’arredo di vero design. Un’impresa unica nel suo genere in Abruzzo, che ha trovato il favore di una cantina che negli ultimi anni ha deciso di puntare non solo sulla indiscutibile qualità del suo prodotto ma anche su azioni di impatto sociale.
Dopo la giornata di domenica, dove sarà possibile acquistarle bottiglie di Collefrisio “griffate” Anffas in piazza della
Repubblica a Ortona, le confezioni – che riguarderanno per il momento solo una linea di vini – potranno avvalersi di una vetrina ancora più prestigiosa: il Vinitaly di Verona, in programma dall’8 al 12 aprile prossimo, dove il nuovo packaging sarà messo in mostra nello stand di Collefrisio. E, nei prossimi mesi, questa collaborazione iniziale potrebbe evolvere in una partnership più consolidata, foriera di azioni interessanti e ulteriormente innovative.
“Questo nuovo accordo – spiega Lorenzo Di Flamminio, vicepresidente di Cdo Abruzzo Molise – è un’ulteriore tappa nell’ambito del modello sperimentale che abbiamo iniziato ormai due anni fa. Ed è una partnership che ci soddisfa molto, in quanto due enti di spessore si sono incontrati a partire dalla loro eccellenza. Così si costruisce il bene comune: a partire dal proprio desiderio, nascono cose belle e vere che sono una ricchezza per tutti”.
“Il presupposto che ha dato vita alla sinergia progettuale tra le due realtà - spiega Nadia La Torre, presidente dell’Anffas Onlus Ortona - è la condivisione di una vision che miscela sapientemente una moltitudine di valori comuni, quali l’innovazione e l’attenzione riservata al processo produttivo, la ricerca estenuante di un alto livello qualitativo del prodotto finale, la selezione accurata delle materie prime rapportata all’attenzione verso le tematiche ambientali, l’attenzione alle tematiche sociali e la convinzione che ogni individuo
ha un patrimonio di conoscenze che può diventare risorsa attraverso un percorso/processo lavorativo innovativo, la creatività quale elemento “matrice” che delinea la vision e veicola la mission, l’entusiasmo e la voglia di generare un prodotto di alta qualità Made in Italy e soprattutto Made in Abruzzo.
Al fine di ottenere un risultato dall’alto valore aggiunto - aggiunge -, è stato predisposto un percorso creativo che ha visto i ragazzi del progetto Experimenta di Anffas onlus Ortona relazionarsi direttamente con l’azienda Collefrisio, così da trarre gli adeguati spunti per elaborare una serie di progetti grafici da abbinare ad alcune tipologie di vino Collefrisio. Con questa iniziativa vogliamo raggiungere un nuovo livello nell’offerta e nella qualità della produzione e diventare un modello nella sperimentazione nell’ambito dei laboratori socio-occupazionale, creando un’impresa sociale per l’inserimento lavorativo dei ragazzi con disabilità“.
“Questo progetto - dice Katiuscia Di Ciano, amministratore unico dell’azienda Collefrisio - ci riempie di orgoglio e soddisfazione, perché partendo dalla passione per il nostro lavoro, abbiamo la possibilità di dare un contributo concreto alla crescita della comunità“.
Informazioni sul Marketing Sociale Abruzzo: www.cdoabruzzomolise.it, sezione Opere Sociali;
Informazioni sull’Anffas: www.anffas.net;
Informazioni sull’azienda Collefrisio: www.collefrisio.it.
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Istituita la SIN, Società Italiana di Nanotossicologia, presso Il Ce.S.I della Fondazione Università d’Annunzio, per lo studio sui possibili effetti delle nano particelle sulla salute
marzo 25, 2010 by Red.GdA
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25.03 – Fondazione Università G. d’Annunzio – Nasce la Società Italiana di Nanotossicologia
La SIN, diretta dal prof. Mario Di Gioacchino, conta 100 iscritti a sole due settimane dalla sua istituzione
L’atto formale che decreta la nascita della Società Italiana di Nanotossicologia è dell’8 marzo 2010 e già la neonata SIN, che ha sede presso il Centro di Scienze dell’Invecchiamento della Fondazione Università G. d’Annunzio a Chieti, conta 100 iscritti.
Il gruppo di studio sui possibili effetti delle nano particelle sulla salute, è formato da ricercatori provenienti dall’Abruzzo, Lombardia, Veneto, Umbria e Toscana
“Obiettivo della società ” sostiene il Direttore della SIN e docente di Allergologia e Medicina del Lavoro della Facoltà di Medicina Ud’A, Mario Di Gioacchino, “è quello di stimolare lo studio della potenziale tossicità delle nano particelle sull’uomo, in particolare di quelle artificiali. E’ una risposta nei confronti dell’allarme lanciato dal Parlamento europeo che ha evidenziato la possibilità che tali composti possano divenire “il nuovo asbesto degli anni 2000″. Per questo - continua il prof. Di Gioacchino – lo stesso Parlamento ha stabilito che ogni produttore di nano particelle dovrebbe certificarne la non tossicità per l’uomo e per l’ambiente, prima di immetterle in commercio“.
” Non esistono, infatti - commenta Di Gioacchino – norme per stabilire il potenziale nocivo di tali sostanze, che attualmente vengono utilizzate in moltissime applicazioni civili: dagli alimenti, ai carburanti, in edilizia come in industria manifatturiera “.
L’assenza di legislazione e di regole nel merito, pone problemi di interpretazione dei risultati dei vari studi e quindi pone la necessità di un ente che possa stabilire norme di valutazione che rispondano a criteri di assoluta scientificità, per evitare allarmismi inutili e dannosi da una parte e facili entusiasmi ed assoluzioni, dall’altra.
La neonata società si pone proprio l’obiettivo di colmare questo vuoto.
Del Direttivo della SIN fanno parte, oltre al prof. Mario Di Gioacchino, anche i professori Enrico Sabbioni (ricercatore del CeSI,), Giovanni Bernardini (dell’Università Insubria di Varese), Cesare Castellini (dell’Università di Perugia), Tommaso Renieri (dell’Università di Siena), Luigi Manzo (dell’Università di Pavia) e Nicola Trevisan (per la società Venetonanotech di Rovigo)
È di particolare interesse che della Società facciano parte anche realtà industriali multinazionali del settore, quali la Colorobbia e consorzi misti (pubblico-privati) come la Venetonanotech. “L’interesse che la SIN suscita nel mondo industriale e non solo scientifico – conclude Di Gioacchino- è segno dell’importanza strategica che la Società può avere su tutto il territorio nazionale”.
Quale riconoscimento della validità scientifica della struttura di Ricerca della Fondazione d’Annunzio si è deciso di affidare al prof. Mario Di Gioacchino la segreteria scientifica della neonata Società, anche tenendo conto del ruolo internazionale che lo stesso Di Gioacchino attualmente riveste come Chairman del Comitato Scientifico di “Allergy and Immunotoxicology” della “International Commission on Occupational Health”
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sociale, creando, purtroppo, inutili dannose divisioni, invece di indirizzarci verso una seria messa in discussione delle nostre false sicurezze, per affrontare insieme una concreta condivisa ricostruzione della civitas aquilana, non mi pare inutile, sia pure nelle limitate possibilità di un semplice cittadino che si occupa di storia patria, richiamare l’attenzione verso un alto unificante valore civico, spirituale e simbolico, quale è il quadro della “Madonna del Popolo Aquilano“, pervenuto non a caso in Città, qualche anno dopo il terremoto del 1703, per opera del missionario cappuccino P. Giuseppe Antonio da Trivigliano, (diocesi di Alatri, provincia di Frosinone).
* Fulvio Giustizia, archeologo paletnologo e storico di cose abruzzesi, è nato nel 1939 a Calascio (L’Aquila). Vive e lavora a L’Aquila. È Socio ordinario dal 1982 della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi e Deputato dal 1995. Conseguite la Laurea in Lettere nel 1978 all’Università “La Sapienza” di Roma, e la Specializzazione in Archeologia Preistorica nel 1980 presso l’Università di Pisa, si è dedicato, ad una sistematica ricerca paletnologica nell’Abruzzo interno, pervenendo alla scoperta di inediti siti preistorici, fra i quali I Grottoni di Calascio (AQ), con reperti dell’uomo di Neanderthal. Dal 1989 ad oggi, affiancando la ricerca storica ed archeologica alla sua ordinaria attività di docente di Storia dell’Arte nei Licei, si è interessato anche di storia medievale nel territorio aquilano. Dal 2001 collabora con il CAI dell’Aquila, organizzando percorsi culturali intitolati “Itinerari archeologici di montagna”. Numerose le sue pubblicazioni su riviste specializzate, con altri autore di importanti volumi di storia e archeologia dell’Abruzzo interno. Molti gli studi e ricerche di notevole rilevanza scientifica pubblicati sul «Bollettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria» che, per brevità, si omette di citare. 























